Cos’è la teoria dei 6 gradi di separazione?

Sapevi che potrebbero esserci solo 5 persone, o forse meno, a separarti dal conoscere Donald Trump? O Beyoncè? Ebbene sì, si tratta della cosiddetta Teoria dei sei gradi di separazione, secondo la quale una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari permetterebbe di collegare una qualsiasi persona ad una qualsiasi altra sulla faccia della terra.

Formulata per la prima volta nel 1929 dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy; la teoria ottenne anche una prova empirica a fine anni ’60 da parte dello psicologo americano Stanley Milgram. Questi attuò un’esperimento sociale selezionando, in modo del tutto casuale, un gruppo di statunitensi e chiedendo loro di recapitare un pacco ad un estraneo a chilometri di distanza. Ciascuno di loro doveva dunque inviare il pacco alla persona fra le loro conoscenze che pensavano potesse avere le maggiori possibilità di conoscere il destinatario finale. Dai risultati dell’esperimento emerse, in maniera del tutto sorprendente, che prima di giungere al destinatario, i pacchetti in media richiesero solo fra i 5 e i 7 intermediari.

Ma questo accadeva prima che Internet esistesse. La stessa teoria non stupisce più altrettanto oggigiorno, se pensiamo al livello di globalizzazione ed interconnessione che il mondo ha raggiunto.

La teoria dei 6 gradi di separazione con l’avvento di Internet

Nel 2001 infatti Duncan Watts, professore della Columbia University, trasportò la Six Degrees of Separation Theory su internet, riproponendo l’esperimento di Milgram (questa volta i pacchi furono sostituiti dai messaggi e-mail) e trovando facilmente ulteriori conferme che furono pubblicate nel 2003 su Science.

La ricerca proseguì nel 2006 con prove analoghe fornite da ricercatori di Microsoft sui gradi di separazione fra gli utenti di MSN.

Ed infine la teoria non poteva non approdare anche nel mondo del più interconnesso fra i social network, ovvero Facebook. E in effetti così è stato fatto da un’equipe di ricercatori dell’Università degli Studi di Milano che, in collaborazione con due informatici di Facebook, nel 2011 avevano rilevato che i sei gradi di separazione sulla piattaforma social si riducevano solo a 4.74.

A distanza di cinque anni, in onore del 12esimo compleanno di Facebook, giunge un nuovo record dal colosso social che, in un comunicato, conferma che è stato raggiunto il vertiginoso dato dei soli 3.57 gradi di separazione fra i suoi utenti. Questo chiaramente si spiega con l’incremento di iscrizioni, una sorta di baby-boom virtuale, che ha attraversato la piattaforma fra il 2009 e il 2012. Raddoppiato il numero di utenti – che oggi si aggira intorno ai 1,6 miliardi – di conseguenza, non potevano che moltiplicarsi anche le interconnessioni (alias ‘amicizie’) fra di loro.

Sembra un ragionamento davvero complesso ma invece, da come lo hanno spiegato i ricercatori, è bastato un algoritmo statistico molto intuitivo: “Immaginiamo che una persona abbia 100 amici. Se ciascuno di loro ha a sua volta 100 amici, il numero di amici degli amici arriva a 10mila. E se ognuno di questi ha 100 amici Facebook, si arriva ad un milione di amici degli amici. Ma alcuni di questi amici si sovrappongono, quindi bisognerebbe filtrare le amicizie”. E questo solo giocando con “i numeri piccoli” perché in realtà sappiamo tutti benissimo che è molto raro avere solo 100 amici sui social, la maggior parte degli utenti, infatti, ne ha molti di più.

In particolare, per esempio, se guardiamo ai gradi di separazione di papà Mark Zuckerberg, il quale è un po’ più connesso di noi altri, questi scendono addirittura a 3.17!

Come fraintendere il significato di relazioni umane

Un dato che resta ambiguo e merita qualche riflessione. Sicuramente non stiamo parlando di vere relazioni umane, dato che siamo ben consapevoli che l’“amicizia” dei social network non è rappresentativa della stessa relazione anche nella vita reale, e che molte delle “conoscenze” online non sono tali fuori dal web.

persone in un bar

Resta il fatto che questi strumenti non possono non considerarsi quali straordinarie opportunità per allargare la cosiddetta “cerchia”, per ampliare i propri contatti e per instaurare rapporti sia a livello personale che lavorativo. Mai prima d’ora, una così stretta interconnessione online aveva permesso di reperire contatti, collaborazioni e clientela con la stessa facilità ed immediatezza.

Questo tipo di interazioni sono proprio ciò a cui le imprese dell’era del Web 2.0 dovrebbero guardare: quegli stessi flussi di comunicazione e quelle sempre più strette relazioni brillantemente palesate dalla sopracitata teoria, potrebbero trasformarsi infatti  in  fattori chiave di successo in ambito aziendale.

Solo un business in grado di muoversi in un terreno, sì intricato, ma fertile come quello dei social network, riuscirà a strutturarsi in maniera adeguata per inserirsi con successo in tale contesto.

Valorizzare una sensibilità nuova a questi ambiti all’interno di una strategia aziendale,  risulta quindi l’unico approccio coerente (e sicuramente il più efficace) per rapportarsi al grande pubblico, oggi sempre più connesso e sempre più social.

Chissà poi che un giorno tutto questo non possa permetterci di arrivare veramente a Trump o Beyoncè. In fondo distano solo 3.57 amicizie.

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